Giovedì, 04 Agosto 2016 08:25

Bonus ristrutturazione: detrazione per il convivente

Con la recente RM 64/2016, l’Agenzia delle Entrate, a seguito di specifico interpello, ha affrontato il tema della spettanza delle detrazioni per lavori di ristrutturazione di un’abitazione in capo al convivente “more uxorio”, ivi residente, che ha sostenuto la spesa. In particolare, superando i precedenti orientamenti ed in seguito all'approvazione della legge sulle unioni civili (L. 76/2016), l'Agenzia ha precisato che il convivente more uxorio che sostiene le spese di recupero del patrimonio edilizio, nel rispetto delle altre condizioni previste, può fruire della relativa detrazione IRPEF alla stregua dei familiari conviventi.

 

Come noto, secondo l’art.16-bis TUIR, la detrazione per le spese di ristrutturazione degli immobili spetta:
-al proprietario o al nudo proprietario dell'immobile
-al titolare di un diritto reale sullo stesso (quale uso, usufrutto, abitazione)
-all'inquilino e al comodatario in quanto detentori dell'immobile.
Sulla base della prassi riportata, dunque, il convivente che:
-non sia familiare del titolare dell'immobile
-sostiene le spese per gli interventi in esame
potrebbe beneficare della detrazione di cui all'art. 16-bis del TUIR soltanto se risultasse detentore dell'immobile in base ad un contratto di comodato.
A ben vedere la nuova legge che regolamenta le Unioni Civili, ha modificato il quadro normativo equiparando al vincolo giuridico derivante dal matrimonio quello prodotto dalle unioni civili.
Analoga equiparazione non è, invece, disposta per le convivenze di fatto, costituite, ai sensi della citata L. 76/2016, tra due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.
Vengono comunque estesi ai conviventi di fatto alcuni diritti spettanti ai coniugi quali quello di abitazione e di successione nel contratto di locazione della casa di comune residenza in caso di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto. La Legge 76/2016, quindi - pur non avendo equiparato le convivenze di fatto alle unioni basate sul matrimonio – ha attribuito rilevanza giuridica a tale formazione sociale ed evidenziato l'esistenza di un legame concreto tra il convivente e l'immobile destinato a dimora comune.
Su tale impianto normativo è dunque intervenuta la recente risoluzione n. 64/2016.
L’istante aveva prospettato l’ammissibilità sulla scorta della giurisprudenza della Cassazione, secondo cui la condizione del convivente "more uxorio" è equiparata a quella del coniuge convivente, a prescindere dall' esistenza di un contratto di comodato.
Con la RM 64/2016, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, ai fini della detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici, la disponibilità dell’immobile da parte del convivente, necessaria per la detrazione:
-è insita nella convivenza stessa (che si esplica ai sensi della legge n. 76/2016)
-senza necessità di ulteriori dimostrazioni o documentazioni formali quali un contratto di comodato.

Pertanto - precisa l’Agenzia - il convivente more uxorio che sostiene le spese di recupero del patrimonio edilizio, nel rispetto delle condizioni previste dal citato art. 16-bis, può fruire della detrazione alla stregua di quanto chiarito per i familiari conviventi.
Così, ad esempio, come chiarito nella RM 184/2002, il convivente non proprietario dell’immobile può fruire della detrazione anche per le spese sostenute per interventi effettuati su una delle abitazioni nelle quali si esplica il rapporto di convivenza anche se diversa dall’abitazione principale della coppia.