Venerdì, 29 Maggio 2020 05:39

Costi indeducibili con fattura contenente la generica dicitura “lavori”

Una fattura che faccia riferimento contenutisticamente vago e cronologicamente indefinito, a non meglio identificati lavori - nella specie di muratura – eseguiti presso un cantiere si palesa irregolare e quindi non idonea alla deduzione del costo e alla detrazione dell'Iva.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9912 del 27 maggio 2020, ha stabilito che una fattura non redatta in conformità ai requisiti di forma e contenuto prescritti dall'art. 21 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, ed in particolare la sua estrema genericità (nel caso di specie “Fattura per lavori di muratura) fa venir meno la presunzione di veridicità di quanto in essa rappresentato e la rende inidonea a costituire titolo per il contribuente ai fini del diritto alla deduzione del costo e alla detrazione dell’Iva, per cui l'Amministrazione finanziaria può contestare l'effettività delle operazioni ad essa sottese.


La Cassazione ricorda che la fattura che faccia riferimento contenutisticamente vago e cronologicamente indefinito, a non meglio identificati lavori - nella specie di muratura – eseguiti presso un cantiere si palesa irregolare, in quanto non consente d'identificare l'oggetto della prestazione, di cui deve indicare natura, qualità e quantità, e non risponde alle finalità di trasparenza e conoscibilità di cui all'art. 21 del d.P.R. n. 633/1972, funzionali alle attività di controllo e verifica dell'amministrazione finanziaria. Ne discende l’inidoneità del documento in parola a fondare la presunzione di veridicità di quanto rappresentato e a costituire titolo per il contribuente ai fini del diritto alla deduzione dei costi riportati e alla detrazione dell'Iva (cfr. Cass. 21980/2015, 29290/2018).


Nel caso specifico le fatture per cui è stato confermato il difetto del requisito dell’inerenza riportavano la seguente dicitura: “Fatture per lavori di muratura eseguiti presso vs. cantiere”). Sul punto, a favore del contribuente, si ricorda un recente arresto (cfr. 1468/2020) con cui la Cassazione ha stabilito che è legittima la deduzione del costo e la detrazione dell’iva anche in caso di fatture generiche purché sorrette da altri riscontri come i sottostanti contratti. Infatti, l'Agenzia delle Entrate non si può limitare all'esame della sola fattura, ma deve tener conto anche delle informazioni complementari fornite dal soggetto passivo, come emerge, d'altronde, dall'art. 219 della direttiva 2006/112/CE, che assimila alla fattura tutti i documenti o messaggi che modificano e fanno riferimento in modo specifico e inequivocabile alla fattura iniziale, incombe, tuttavia, su colui che chiede la detrazione dell’Iva l’onere di dimostrare di soddisfare le condizioni per fruirne e, per conseguenza, di fornire elementi e prove, anche integrativi e succedanei rispetto alle fatture, che l’amministrazione ritenga necessari per valutare se si debba riconoscere o no la detrazione richiesta (cfr. Cass. 13882/2018). Ad esempio l’onere probatorio può risultare soddisfatto se il contribuente è in grado di produrre contratti che, in riferimento alle fatture contestate dall’ufficio, evidenzino puntualmente il contenuto dei lavori realizzati, il tempo e il luogo di esecuzione della prestazione, il personale impiegato e le ore lavorate.