Lunedì, 28 Agosto 2017 09:12

Iva sulla ristrutturazione detraibile anche se l’immobile è di proprietà di terzi

La Corte di Cassazione ha sottolineato come in tema di ristrutturazioni rilevi la strumentalità del fabbricato all’attività d’impresa.

L’Agenzia delle Entrate negava il rimborso dell’IVA richiesto da una contribuente, rilevando l’indetraibilità dei costi sostenuti per la ristrutturazione di un capannone in cui veniva esercitata l’attività di allevamento avicolo, in quanto di proprietà di terzi.
Il ricorso dell’imprenditrice, inizialmente rigettato in CTP, veniva accolto in CTR; secondo il giudice di appello, la contribuente aveva dimostrato di essere titolare del diritto di superficie sul terreno in cui era stato realizzato il capannone, di aver sostenuto le spese per la ristrutturazione e di averlo da sempre utilizzato per l’espletamento dell’attività aziendale.
L’Agenzia delle Entrate ricorre quindi in Cassazione, sostenendo l’assenza del requisito dell’inerenza, insistendo il capannone su un terreno di proprietà di terzi.
La Corte di Cassazione chiarisce che non è il titolo di proprietà o di godimento di bene altrui che rende necessariamente inerente una spesa connessa a quel bene (e quindi detraibile l’IVA corrispondente), né è l’unico mezzo a provare la sussistenza di tale requisito; in materia di IVA, infatti, il contribuente può detrarre l’imposta assolta sulle spese di ristrutturazione dell’immobile destinato all’attività di impresa, anche se non ne è proprietario, essendo irrilevanti la disciplina civilistica e gli accordi intercorsi tra le parti.
Ciò che rileva ai fini della detraibilità IVA è infatti la strumentalità dell’immobile oggetto dei lavori di ristrutturazione all’attività dell’impresa, a prescindere dalla proprietà del bene da parte del soggetto che esegue i lavori; inoltre, deve risultare provato che le spese sono state sostenute nell’esercizio dell’impresa, al fine della realizzazione del miglior esercizio dell’attività imprenditoriale e dell’aumento della redditività della stessa.
Tale principio è in linea con la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, che in tema ha chiarito che, al fine di stabilire se sia detraibile o meno l’IVA relativa alla ristrutturazione di un bene da adibire all’esercizio dell’impresa, è necessario verificare l’intenzione del soggetto passivo di imposta di utilizzare tale servizio per fini aziendali; in tal modo, è possibile determinare se, nel momento in cui procede all’operazione, detto soggetto passivo agisca come tale, e possa dunque beneficiare della detrazione dell’IVA assolta sulle spese di ristrutturazione.
Nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate non ha contestato l’effettiva strumentalità dell’immobile ristrutturato, negando l’inerenza dei costi solo sulla base dell’assenza di un titolo che legittimasse l’utilizzo dell’immobile; di conseguenza, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, riconoscendo il diritto del contribuente al rimborso IVA.