Martedì, 03 Ottobre 2017 06:11

Niente ammortamento per i beni che non saranno più utilizzati

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 21239 del 13 settembre 2017, avallando la tesi dell’Agenzia delle Entrate, ha affermato che l’ammortamento deve essere sospeso nei periodi d’imposta in cui il bene non è utilizzato.

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 21239 del 13 settembre 2017, avallando la tesi dell’Agenzia delle Entrate, ha affermato che l’ammortamento deve essere sospeso nei periodi d’imposta in cui il bene non è utilizzato.

La disciplina civilistica - Il principio OIC 16 prevede che il costo delle immobilizzazioni materiali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo, deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di utilizzazione. La quota di ammortamento imputata a ciascun esercizio si riferisce alla ripartizione del costo sostenuto sull’intera durata di utilizzazione.

L’ammortamento è calcolato anche sui cespiti temporaneamente non utilizzati.
Tutti i cespiti sono ammortizzati tranne i cespiti la cui utilità non si esaurisce, come i terreni e le opere d’arte
Le immobilizzazioni materiali nel momento in cui sono destinate all’alienazione sono riclassificate in un’apposita voce preceduta da numero romano da iscrivere nell’attivo circolante, ai sensi dell’articolo 2423-ter comma 3, e quindi valutate al minore tra il valore netto contabile e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato (articolo 2426, comma 1, numero 9, codice civile).
I beni destinati alla vendita non sono più oggetto di ammortamento. La disciplina in tema di cespiti destinati alla vendita si applica anche ai cespiti obsoleti e in generale ai cespiti che non saranno più utilizzati o utilizzabili nel ciclo produttivo in modo permanente. Tali beni sono valutati al minore tra il valore netto contabile e il valore recuperabile, oltre a non essere più oggetto di ammortamento.
Secondo la previsione del principio contabile, anche se il bene è temporaneamente non utilizzato è possibile calcolare e dedurre dal reddito le quote di ammortamento, fatta eccezione per i beni destinati alla vendita e ai cespiti obsoleti destinati ad essere esclusi dal processo produttivo in modo permanente.

I profili fiscali - Da un punto di vista fiscale, l’art. 102 del TUIR stabilisce che sono suscettibili di ammortamento tutti i beni strumentali effettivamente utilizzati nell'esercizio dell'impresa, nel rispetto del principio di previa imputazione a conto economico.

Il caso - Nel caso posto al vaglio del giudice di legittimità, una società aveva dedotto integralmente l’ammortamento relativo ad alcuni stampi relativi a produzioni terminate definitivamente al termine dell’esercizio. Tale comportamento era stato censurato dall’Agenzia delle Entrate che aveva invece sostenuto il principio secondo il quale “non ravvisandosi piàù utilità futura per i beni in questione, l’ammortamento va sospeso negli anni in cui i beni non sono utilizzati, compreso l’anno oggetto di verifica".

La Suprema Corte ha avallato la tesi dell’Agenzia, affermando che la precisazione contenuta nella nota integrativa attesta “una condizione di non effettivo utilizzo dei beni in questione e, per ciò stesso, di non ulteriore deducibilità negli esercizi successivi per quote di ammortamento”.

Ciò in quanto l’art. 102 del TUIR prevede che le quote di ammortamento sono deducibili “a partire dall'esercizio di entrata in funzione del bene", con ciò rimarcandosi sia l'esigenza della strumentalità del bene all'esercizio (ovviamente attuale) dell'impresa, sia la necessità che il bene sia messo a tal fine effettivamente in funzione.

 

di Gioacchino De Pasquale per Redazione Fiscale