Lunedì, 13 Gennaio 2020 08:04

Visite mediche e spese sanitarie: detrazione a rischio con pagamento in contanti

Dal 1° gennaio è entrata in vigore una stretta sulle spese sanitarie: chi non effettua il pagamento con mezzi tracciati può perdere la detrazione del 19%

Per non perdere il bonus fiscale sulle spese sanitarie bisogna scegliere con cura la modalità di pagamento. Già dal 1° gennaio, quando è entrata in vigore la manovra. Che impone di pagare con bancomat e altri mezzi tracciabili le spese detraibili al 19 per cento.
Nella stretta sono coinvolte una quindicina di agevolazioni (a titolo indicativo ma non esaustivo: gli interessi passivi e relativi oneri accessori, le spese sanitarie, le spese veterinarie, le spese funebri sostenute le spese per frequenza di corsi di istruzione universitaria presso università statali e non statali, le spese per la frequenza di scuole dell'infanzia del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado, i premi per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte o di invalidità permanente, i premi per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi stipulate relativamente a unità immobiliari ad uso abitativo, le erogazioni liberali in denaro, a favore di enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, i contributi associativi versati dai soci alle società di mutuo soccorso, le erogazioni liberali in denaro in favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche, le spese sostenute per l'iscrizione annuale e l'abbonamento per i ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni ad associazioni sportive/palestre, i canoni di locazione per studenti iscritti ad un corso di laurea presso una università ubicata in un comune diverso da quello di residenza distante da quest'ultimo almeno 100 chilometri e comunque in una provincia diversa, le spese sostenute per gli addetti all'assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione, le spese sostenute per l'acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, ecc.).
Ma l’effetto più rilevante si avverte sul bonus per le spese mediche – farmaci, visite, esami e così via – utilizzato nella dichiarazione Irpef da 18,6 milioni di italiani. Quasi i due terzi di coloro che presentano il 730 e il modello Redditi.
Anche perché, proprio per gli oneri sanitari, viene delineata una doppia corsia dalla legge di Bilancio (articolo 1, commi 679 e 680 della legge 160/2019):
1. il contante può ancora essere usato per i medicinali, i dispositivi medici e le prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o private accreditate al Servizio sanitario nazionale;
2. per tutte le altre spese mediche detraibili è invece necessario pagare con mezzi tracciabili (bancomat, carte di credito, carte prepagate, bonifici, assegni bancari e circolari o altri sistemi).
La novità è passata un po’ inosservata tra le famiglie, ma ha già iniziato a far discutere gli addetti ai lavori. Ad esempio, una visita specialistica presso un libero professionista non può più essere saldata in contanti. Mentre l’acquisto di un cuscino ortopedico con marcatura Ce – in quanto dispositivo medico – ammette ancora il cash.
Chi non ci fa caso rischia di scoprire solo tra più di un anno di non aver diritto allo sconto fiscale. Cioè quando, nel 2021, andrà a dichiarare redditi e spese sostenuti quest’anno. Ma non solo.
Bisognerà anche capire come dovrà essere documentata la modalità di pagamento, tenuto conto che medici, farmacie e altri operatori comunicano già al Sistema tessera sanitaria (Sts) molte tipologie di spese mediche. Che poi confluiscono nella dichiarazione dei redditi precompilata. Tra l’altro, dal 1° gennaio la comunicazione delle spese a Sts include anche l’indicazione dello strumento di pagamento (contanti o mezzo tracciabile).
Le istruzioni dell’agenzia delle Entrate saranno fondamentali. Per altri sconti fiscali che non ammettono il cash – dal bonus mobili alle erogazioni liberali – al contribuente viene chiesto di conservare le ricevute dei bonifici, le ricevute di avvenuta transazione per i pagamenti con carte, la documentazione di addebito sul conto corrente. Oltre, naturalmente, al giustificativo della spesa (scontrino, ricevuta o fattura).
Quando si versa con assegno, poi, la circolare 13/E/2019 richiede che la modalità di pagamento risulti anche dalla ricevuta. Cosa che peraltro succede già da tempo nel caso dello scontrino “parlante” con il codice fiscale.
Per evitare di dover andare a caccia di estratti conto tra un anno, è consigliabile conservare la prova del pagamento. Almeno finché il quadro non sarà del tutto chiarito. Non è azzardato prevedere che questa stretta produrrà un incentivo in più ad accettare la dichiarazione precompilata così com’è, per quei contribuenti che non hanno grandi modifiche da far valere.
Ma c’è anche un’altra facile previsione, peraltro contenuta nella stessa relazione tecnica alla manovra: molti italiani perderanno per strada i bonus. L’Erario stima di risparmiare 496 milioni di euro, includendo le altre detrazioni al 19 per cento.

 

da Il Sole 24 Ore