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Venerdì, 11 Giugno 2021 08:17

Le novità per l’e-commerce dal 1° luglio 2021

Entreranno sostanzialmente in vigore dal 1° luglio 2021 le nuove regole IVA UE sull’E-commerce, recepite in Italia con D.Lgs. n. 83/2021.

Difatti, il Decreto legislativo 25 maggio 2021, n. 83, di recepimento degli articoli 2 e 3 della direttiva (UE) 2017/2455 del Consiglio del 5 dicembre 2017 che modifica la direttiva 2006/112/CE e la direttiva 2009/132/CE per quanto riguarda taluni obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni e della direttiva (UE) 2019/1995 del Consiglio del 21 novembre 2019 che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda le disposizioni relative alle vendite a distanza di beni e a talune cessioni nazionali di beni, è stato pubblicato sulla G.U. n. 141 del 15-6-2021 (vigente al: 30-6-2021).

Il nuovo provvedimento pubblicato introduce delle disposizioni unionali, intervenendo sul Dpr n. 633/1972 e sul Dl n. 331/1993.

 

Dal 1° luglio 2021 per le vendite a distanza nei confronti di consumatori finali (privati) sono previste le seguenti novità:

  • le cessioni di beni intraUE sono rilevanti nello Stato UE di destinazione dei beni, ossia nello Stato dell’acquirente;
     
  • in luogo delle attuali soglie previste dal singolo Stato UE (€ 35.000/€ 100.000) è prevista l’introduzione di un’unica soglia annuale di € 10.000 riferita a tutti gli Stati UE, al di sotto della quale le cessioni sono rilevanti nello Stato del cedente;
     
  • in caso di superamento in corso d’anno della predetta soglia di € 10.000, l’IVA è applicata nello Stato di destinazione a decorrere dalla cessione che ha determinato il superamento della soglia;
     
  • il cedente può evitare di identificarsi ai fini IVA nello Stato UE dell’acquirente, optando per il regime semplificato c.d. “MOSS” (ridenominato ora “OSS”).

Commercio elettronico

Il commercio elettronico (e-commerce) in senso generale comprende le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate avvalendosi di mezzi elettronici. Tuttavia, ai fini IVA:

  • con tale termine si fa riferimento alle cessioni verso soggetti non passivi Iva (“privati”)
  • occorre distinguere fra commercio elettronico diretto” ed indiretto, considerato il regime completamente differenziato tra le due fattispecie.

Commercio elettronico diretto

Costituito dalle operazioni che hanno per oggetto i soli servizi elettronici, ossia operazioni che si svolgono interamente in modalità telematica (ordine e messa a disposizione del bene o servizio).

Esempi

forniture di siti web, di e-book o la messa a disposizione di database.

(In tali casi la transazione avviene interamente online e non vi è trasferimento di alcun bene materiale; dal punto di vista Iva l’operazione si inquadra tra le prestazioni di servizi)

Commercio elettronico indiretto (“vendita a distanza”“su catalogo” o simili)

Prevede la cessione di beni materiali, per la quale il contratto si perfeziona tramite mezzo elettronico, mentre la consegna o spedizione del bene avviene con mezzi tradizionali (es. posta o vettore).

Ai fini IVA, tali operazioni sono assimilate alle vendite effettuate per corrispondenza

Nota Bene: il commercio elettronico indiretto si differenzia da quello diretto in quanto per quest’ultimo non c’è il trasferimento materiale di alcun bene e l’intera transazione avviene esclusivamente per via telematica

Commercio elettronico indiretto (a distanza)

Il commercio elettronico indiretto, ove effettuato in relazione a:

  1. cessioni nazionali: non presenta aspetti particolari rispetto al commercio al dettaglio ordinario (se non in relazione all'esonero da certificazione del corrispettivo);
     
  2. cessioni con paesi extra UE: le operazioni sono soggette agli ordinari adempimenti doganali;
     
  3. e cessioni con paesi UE: le operazioni sono soggette alla particolare disciplina di cui agli artt. 40, co. 3 e 41, co. 1, lett. b) DL 331/93.

Le operazioni rientranti nel commercio elettronico indiretto sono esonerate ordinariamente dall’obbligo di fatturazione (se non su richiesta del cliente), ex art. 22 DPR 633/72 e dall’obbligo di certificazione (art. 2, lett. oo) DPR 696/96).

Non vi è, dunque, obbligo del corrispettivo telematico (art. 1, co. 1, lett. a) DM 10/05/2019) anche per le cessioni nazionali (oltre che per quelle UE; le operazioni extraUE richiedono sempre la fattura accompagnatoria in dogana) restando, in tal caso, fermo l’obbligo di annotazione sul Registro dei corrispettivi (tale registro viene meno se, in via facoltativa, si effettua la trasmissione telematica dei corrispettivi).

Le regole fino al 30.06.2021 per il commercio a distanza

Per quanto attiene la disciplina dell’e-commerce indiretto, la norma comunitaria (art. 34 Dir. 2006/112/CE) ha previsto particolari disposizioni.

Per quanto attiene le cessioni degli operatori nazionali, esse risultano:

  • assoggettate ad Iva in Italia(art. 41 c. 1 lett. b) DL 331/93) se il volume totale delle vendite effettuate verso privati consumatori residenti nell'altro paese UE nell’anno precedente e in quello in corso risulta inferiore ad €. 100.000 o al minor importo eventualmente stabilito del paese UE;
     
  • assoggettate ad Iva nel paese UE dell’acquirentealternativamente se il volume delle vendite di cui sopra supera dette soglie complessive (nell'anno precedente o in corso d'anno) o il cedente abbia optato per il regime ordinario.

In generale è il cedente spedire i beni; tuttavia anche laddove fosse il cliente privato a disporne il trasporto (anche per suo conto) la cessione è comunque soggetta ad Iva in Italia.

Tuttavia non rientra nel commercio a distanza (e dunque nel plafond delle vendite da monitorare).

Il cedente deve applicare detto regime tutte le volte in cui l'acquirente non è tenuto al pagamento dell'imposta sugli acquisti intracomunitari, in quanto non si identifichi come soggetto passivo (non declina la propria P. Iva preceduta dal codice ISO) oppure si identifichi come soggetto passivo, ma la P. Iva non risulti attiva presso la banca dati VIES.

Si applica, dunque, non solo verso le persone fisiche private, ma anche verso gli enti non commerciali (o enti pubblici) sprovvisti di una partita Iva; gli agricoltori esonerati; le banche e le compagnie di assicurazione; i medici; ecc. (pro rata “a zero” da operazioni esenti) e, più in generale, nei confronti di imprese (individuali o società) o professionisti la cui partita Iva non figuri da una misura alla banca dati VIES.

Superamento soglia

La verifica del superamento della soglia (che non considera le cessioni intraUE, cioè ad operatori UE) va eseguita in linea generale per ciascun Paese e con riferimento all’anno precedente.

Se però nel corso dell'anno solare l'operatore italiano supera il limite disposto da un paese UE (indipendentemente dal momento in cui ciò avvenga) resta valida la disciplina applicata alle vendite già effettuate in precedenza (con Iva italiana) a partire dalla vendita che determina il superamento, va aperta partita Iva nel paese UE.

Identificazione ai fini Iva all’estero

Rimane ferma la facoltà per il cedente di optare per l’applicazione dell’Iva nel paese UE (con apertura di P.Iva in tale paese, tramite con identificazione diretta o rappresentante fiscale) di destinazione dei beni con opzione esercitata (“a posteriori”, a quadro VO del mod. Iva, di durata minima triennale) per singolo paese UE.

L’apertura della partita Iva all’estero comporta il dover conoscere la normativa interna di detti Stati.

OSSERVA

La vigente normativa UE si è dimostrata nel tempo non in grado di contrastare in maniera efficace il verificarsi di fenomeni evasivi in tale ambito, anche perché di fatto incoraggia il ricorso ad un intermediario nello Stato membro di destinazione.

Tutto ciò rende assai complicato, per i singoli Stati membri, identificare i soggetti e gli schemi commerciali coinvolti nelle operazioni realizzate.

Accade frequentemente, infatti, che le aziende non si registrino correttamente ai fini dell'IVA, quando e dove richiesto, o perché non sono consapevoli degli obblighi di registrazione previsti dai singoli Stati membri o perché cercano di eludere deliberatamente tali obblighi, oppure, quando lo fanno, non dichiarano tutte le operazioni o, nel caso di beni, sotto dichiarano l'importo relativo alle operazioni al fine rimanere al di sotto della soglia stabilita ed evitare, in tal modo, il pagamento dell'imposta (nell'ipotesi di importazione) o di addebitare il tributo con l'aliquota IVA più elevata applicabile nello Stato membro di destinazione (nel caso di vendite a distanza intra-UE).

Vendite a distanza: le novità dall'1.7.2021

Il Consiglio dei ministri ha approvato, in data 26 febbraio 2021, lo schema di decreto legislativo che intende recepire le disposizioni contenute negli articoli 2 e 3 della direttiva 2017/2455/UE del Consiglio, del 5 dicembre 2017 in modifica della direttiva 2006/112/UE e della direttiva 2009/132/UE, per quanto riguarda gli obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni.

L’entrata in vigore delle nuove regole era originariamente fissata per il 1° gennaio 2021; tuttavia, a seguito dell'emergenza sanitaria, la data di recepimento delle nuove regole è stata rinviata al 30 giugno 2021.

Lo schema di decreto provvede quindi a recepire:

  • le definizioni e le regole di territorialità, relative alle vendite a distanza intracomunitarie di beni e alle vendite a distanza di beni importati;
     
  • il nuovo ruolo delle interfacce elettroniche che facilitano le vendite a distanza, nella riscossione dell’IVA;
     
  • gli obblighi di conservazione della documentazione da parte delle interfacce elettroniche;
     
  • la trasformazione del MOSS in OSS (One Stop Shop) e l’introduzione dell’IOSS (Import OSS);
     
  • l’introduzione del regime speciale a fini IVA per le importazioni che non si avvalgono dell’IOSS;
     
  • l’abrogazione della soglia dei 22 euro per le importazioni di modesto valore.

 

Definizione di vendite a distanza

A partire dal 1° luglio 2021, con gli articoli 2 e 3, oggetto di recepimento da parte dello schema di decreto della direttiva (UE) 2017/2455:

  • è introdotta la figura della "vendita a distanza intracomunitaria di beni";
     
  • viene prevista per queste vendite la tassazione nel luogo di destinazione del bene presso l’acquirente, salvo che il valore delle cessioni non superi la soglia annua di 10.000 euro.

È l'articolo 2 dello schema di decreto legislativo, che modifica il decreto-legge n. 331 del 1993, introducendo la definizione di vendita a distanza nel nuovo articolo 38-bis.

Si tratta in sostanza delle cessioni di beni a partire da uno Stato diverso da quello di arrivo, effettuate nei confronti di consumatori finali, ad esclusione delle cessioni riguardanti mezzi di trasporto o beni da installare o montare a cura del fornitore.

Alla luce della modifica legislativa si considerano effettuate nel Paese UE di destinazione della merce a disposizione dell’acquirente (nel quale va “assolta” l’Iva) salvo che abbiano ad oggetti beni rientranti nel regime del margine ad eccezione delle vendite (che rimangono soggette al regime previgente) effettuate sotto la soglia annuale di €. 10.000 riferita: non solo a tutte le vendite in paesi UE (anche diversi) ma anche dei “servizi elettronici transfrontalieri” (cd. “TTE”) resi a privati.

Servizi TTE: Oltre alle prestazioni di servizi TTE transfrontalieri (servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione), anche le vendite a distanza intracomunitarie di beni:

  • fino a concorrenza dell’importo pari a 10.000 €,
     
  • saranno soggette al medesimo trattamento IVA delle prestazioni o cessioni nazionali.

In questo modo dal 1.7.2021 sarà ancora possibile applicare l’IVA del Paese di origine della merce per le vendite “sottosoglia” tuttavia mentre fino a giugno 2021 esisteranno soglie valide per ciascun Paese da un minimo di €. 35.000 ad un massimo di €. 100.000 che impongono di passare alla tassazione nel Paese di destino solo con riferimento al Paese per cui la soglia era stata superata (e non considera l’e-commerce) da luglio 2021 esisterà un’unica soglia di €. 10.000 applicabile a tutte le cessioni a distanza nei vari paesi UE (anche diversi) che terrà in considerazione anche i proventi del cd. “e-commerce diretto”.

ATTENZIONE

E’ comunque previsto che il fornitore di beni venduti a distanza o il prestatore di servizi TTE può decidere di non applicare la soglia dei 10.000 euro, applicando le norme generali relative al luogo di destinazione della cessione o prestazione, vincolandosi ai fini IVA in tal senso per due anni.

Vendite a distanza intracomunitarie

·    Cessioni di beni
 

·    Spediti o trasportati dal fornitore o per suo conto, anche quando il fornitore interviene direttamente nel trasporto o nella spedizione dei beni
 

·    A partire da uno stato membro diverso da quello da quello di arrivo della spedizione o del trasporto
 

·    A destinazione di persone fisiche non soggetti d’imposta

Bozza Art. 40, comma 3, 4 D.L. n. 331 del 30 agosto 1993 (Schema D.Lgs approvato dal Cdm il 26.02.2021):

“3. In deroga all’articolo 7-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, le vendite a distanza intracomunitarie di beni spediti o trasportati a partire da un altro Stato membro dell’Unione europea si considerano effettuate nel territorio dello Stato se il luogo di arrivo della spedizione o del trasporto è nel territorio dello Stato.

4. La disposizione di cui al comma 3 non si applica qualora il cedente sia un soggetto stabilito nel territorio di un altro Stato membro e ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:

a) il cedente è stabilito in un solo Stato membro dell’Unione europea;

b) l’ammontare complessivo, al netto dell’imposta sul valore aggiunto, delle prestazioni di servizi nei confronti di committenti non soggetti passivi stabiliti in Stato membri dell’Unione europea diversi da quello di stabilimento del prestatore, di cui all’articolo 7-octies, comma 2, lettera b) del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 972, n. 633, e delle vendite a distanza intracomunitarie nell’unione europea non ha superato nell’anno solare precedente 10.000 euro e fino a quando, nell’anno in corso, tale limite non è superato;

c) il cedente non ha optato per l’applicazione dell’imposta nel territorio dello stato”

 

Vendite a distanza di beni importati

Il nuovo comma 4-bis dell'articolo 40 applica anche alle vendite a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi in un altro Stato membro l'imposizione a destinazione, stabilendo che tali vendite si considerano effettuate nel territorio dello Stato (italiano) se il luogo di arrivo della spedizione o del trasporto è nel medesimo territorio dello Stato, senza previsione di un ambito di disapplicazione legato all'ammontare delle operazioni o allo status del cedente.

Le modifiche all'articolo 41 (lettera c) del comma 1) applicano specularmente il medesimo principio dell'imposizione a destinazione, alle vendite a distanza intracomunitarie di beni spediti o trasportati (dall'Italia) a destinazione di un altro Stato membro dell'Unione europea nonché alle vendite a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi nel territorio dello Stato (italiano) spediti o trasportati a destinazione di un altro Stato membro.

Vendite a distanza di beni importati

·    non scontano più l’Iva in dogana (quantomeno nel caso in cui il paese di destinazione sia diverso da quello di sdoganamento dei beni)
 

·    devono scontare l’Iva nel paese UE di destinazione (saranno vincolato ad un regime doganale di “transito comunitario esterno”)
 

·    viene eliminata la franchigia dal pagamento dell’IVA in dogana, quando il valore della merce non supera €. 22,00

 

Bozza Art. 40, comma 4 ter D.L. n. 331 del 30 agosto 1993 (Schema D.Lgs approvato dal Cdm il 26.02.2021):

“..…

4-ter. Le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi in un altro Stato membro si considerano effettuate nel territorio dello Stato se il luogo di arrivo della spedizione o del trasporto è nel territorio dello Stato.

Le vendite a distanza di beni importati nello Stato, con arrivo della spedizione o del trasporto nello Stato medesimo, si considerano ivi effettuate se dichiarate nell’ambito del regime speciale di cui all’articolo 74-sexies,1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633”

 

Sportello OSS

Altra novità strettamente collegata al nuovo regime delle vendite a distanza intraUE, riguarda l'estensione del regime MOSS (Mini One Stop Shop) alle operazioni in questione con l’introduzione dal 1.7.2021 del:

  • regime OSS (One Stop Shop),per le vendite a distanza di beni spediti a partire da uno Stato membro e a destinazione di consumatori finali di altro Stato membro dell'UE e per le prestazioni di servizi rese a consumatori finali assoggettate all'IVA nello Stato membro di consumo;
     
  • regime IOSS (Import One Stop Shop),per le vendite a consumatori finali di beni importati da paesi terzi in spedizioni di valore non superiore a 150 €.

I suddetti regimi entreranno in vigore dal 1.7.2021 ma con un comunicato stampa, il Dipartimento delle Finanze (MEF) ha annunciato che dallo scorso 1° aprile è possibile registrarsi ai regimi IVA OSS e IOSS sul sito dell'Agenzia dell'Entrate

In pratica il citato regime semplificato “MOSS” (Mini One Stop Shop) attualmente applicabile ai servizi di telecomunicazione/teleradiodiffusione ed elettronici (TTE) è esteso anche alle vendite di beni e servizi effettuate nei confronti di consumatori finali.

La nuova disciplina interessa anche le prestazioni di servizi rese a consumatori finali da parte di soggetti passivi UE non stabiliti nello Stato “di consumo” delle stesse, nonché le c.d. “vendite a distanza” di beni importati con destinazione in Italia ovvero in altri Stati UE di valore non superiore a € 150 non soggetti ad IVA all’importazione per i quali l’imposta è versata tramite il c.d. “IOSS”.

Inoltre è previsto un regime speciale per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA all’importazione applicabile ai beni di valore non superiore a € 150, applicabile da parte dei soggetti che non utilizzano il predetto regime.

I nuovi servizi disponibili sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, che compongono il nuovo sistema di assolvimento dell’IVA centralizzato ed elettronico, sono i seguenti:

  • “OSS non-UE”riservato ai soggetti passivi extraUE privi di stabile organizzazione nell’UE;
     
  • “OSS UE”utilizzabile dai soggetti passivi domiciliati/residenti in Italia, extraUE con una stabile organizzazione in Italia ed extraUE privi di stabile organizzazione nell’UE che spediscono/trasportano beni a partire dall’Italia;
     
  • “IOSS”riservato ai soggetti passivi domiciliati/residenti in Italia, extraUE con una stabile organizzazione in Italia ed extraUE privi di stabile organizzazione nell’UE.

L’adesione ai predetti regimi consente di assolvere gli obblighi IVA in un solo Stato UEevitando così l’identificazione in ogni Stato UE “di consumo”, con la presentazione di una specifica dichiarazione trimestrale e l'effettuazione di un unico versamento dell'IVA dovuta su tutte le operazioni in esame.

 

Vendite tramite Marketplace

Sempre dal 1° luglio 2021, con il nuovo art. 14-bis introdotto nella Dir. 2006/112/CE vengono previste novità per i soggetti passivi (cd. marketplacer) che “facilitano” la vendita di terzo tramite l’utilizzo della propria interfaccia elettronica per le vendite UE a distanza di beni importati da paesi extraUE con spedizioni di valore intrinseco non superiore a €. 150 (effettuati da cedenti UE o extraUE) e cessioni di beni nella UE verso privati da parte di un cedente extraUE (precedentemente importate o meno).

In particolare viene previsto che lo stesso marketplacer abbia ricevuto e ceduto egli stesso detti beni.

In tal caso, l’operazione di cessione verrà suddivisa in due “sotto-operazioni” ai soli fini Iva:

  • La cessione dal fornitore al marketplacer: è operazione esclusa da Iva (ex art. 136-bis Dir. 2006/112/CE)
  • La cessione dal marketplacer al privato: sarà assoggettata ad Iva nel Paese del consumatore.

Si ricorda che l’art. 13 D.L. 34/2019 ha introdotto:

  • un obbligo “di comunicazione”telematica trimestrale per il marketplacer che facilita le vendite di cui sopra;
     
  • la responsabilità solidale per l’Iva eventualmente evasa in caso di inadempimento (concetto che sarà superato dal 1/07/2021, posto che si troverà ad essere esso stesso debitore diretto dell’Iva).
 
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