Nel corso della conversione in legge del DL Fiscale (DL 38/2026) sono state introdotte modifiche sostanziali al CPB. Tra le novità più rilevanti spicca la proroga del termine di adesione al 31 ottobre e l’introduzione di nuovi tetti massimi per gli incrementi reddituali proposti dal Fisco, estesi anche ai contribuenti con punteggi ISA bassi (inferiori a 6). Definite inoltre le rettifiche per l’iperammortamento.
Il percorso legislativo del disegno di legge di conversione del DL 38/2026 (DL Fiscale) prosegue spedito. Dopo il via libera del Senato, il testo è ora atteso alla Camera per l’approvazione definitiva, che dovrà avvenire entro il termine perentorio del 26 maggio.
In tema di CPB, il testo non si limita a un semplice rinvio delle scadenze, ma interviene profondamente sulla metodologia di calcolo del reddito proposto, cercando di mitigare l’impatto fiscale per coloro che, secondo gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), risultano meno “meritevoli” o, per meglio dire, fiscalmente meno affidabili.
Proroga al 31 ottobre: più tempo per decidere
La novità che incide maggiormente sull’operatività di professionisti e imprese è il differimento del termine ultimo per l’adesione. Il termine per il CPB 2026-2027 viene fissato al 31 ottobre, facendolo coincidere con la scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi.
Questo mese aggiuntivo rispetto alle scadenze ordinarie precedentemente ipotizzate è fondamentale per permettere ai contribuenti e ai loro consulenti di valutare con estrema attenzione la convenienza del patto con il Fisco. La scelta di aderire al concordato richiede infatti proiezioni economiche accurate sull’andamento del business per il biennio successivo; avere a disposizione tempo extra consente di basare queste valutazioni su dati consolidati.
Nuove soglie ISA per i “meno affidabili”: tetti agli incrementi
L’intervento più strutturale riguarda la modifica all’art. 9, comma 3-bis del D.Lgs. 13/2024. Fino a oggi, la norma prevedeva limiti precisi alla proposta di reddito solo per i contribuenti con punteggi ISA medio-alti (dall’8 in su). Il nuovo testo approvato in Senato amplia questa protezione anche ai soggetti con punteggi ISA bassi, limitando la crescita della pressione fiscale proposta dall’Agenzia delle Entrate.
In particolare, la proposta di concordato non potrà eccedere il reddito dichiarato (opportunamente rettificato) oltre queste nuove misure:
- incremento massimo del 30% per chi possiede un punteggio ISA pari o superiore a 6, ma inferiore a 8;
- incremento massimo del 35% per chi possiede un punteggio ISA compreso tra 1 e 6.
Questi limiti si aggiungono ai tetti già vigenti per i soggetti virtuosi:
- 10% con punteggio ISA pari a 10;
- 15% con punteggio ISA tra 9 e 10;
- 25% con punteggio ISA tra 8 e 9.
Questa scala di incrementi garantisce che la proposta del Fisco rimanga entro binari di sostenibilità economica, evitando che il salto richiesto verso l’affidabilità fiscale sia eccessivamente oneroso in un unico biennio. Tuttavia, è bene ricordare che se la proposta formulata, pur applicando queste limitazioni, risulta inferiore ai valori di riferimento settoriali, i limiti stessi potrebbero decadere per garantire un gettito minimo congruo.
L’impatto dell’iperammortamento sulla determinazione del reddito
Un aspetto tecnico di grande rilievo riguarda il trattamento delle agevolazioni per gli investimenti. Il reddito d’impresa oggetto di concordato verrà integrato con la maggiorazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, ovvero l’iperammortamento.
Poiché questa agevolazione riguarda gli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028, le modifiche introdotte avranno un impatto concreto a partire dal periodo d’imposta 2026. Di conseguenza, le rettifiche saranno visibili con la presentazione del Modello Redditi 2027. La maggiorazione diventa quindi un elemento di rettifica sia in fase di compilazione iniziale del Modello CPB, sia in fase di calcolo del reddito effettivo durante gli anni di vigenza del concordato.
Perché il CPB 2026-2027 conviene?
L’obiettivo dichiarato del legislatore è quello di favorire l’adempimento spontaneo. Chi aderisce al Concordato Preventivo Biennale beneficia di:
- certezza del carico fiscale: per 2 anni le tasse si pagano sul reddito concordato, anche se quello effettivo dovesse essere superiore;
- regime premiale ISA: accesso automatico ai benefici legati all’affidabilità fiscale, inclusa la riduzione dei termini per gli accertamenti;
- semplificazione: una maggiore serenità nel rapporto con l’Amministrazione Finanziaria, riducendo il rischio di controlli invasivi per il biennio coperto dall’accordo.
In conclusione, le novità introdotte dal DL Fiscale rendono il CPB 2026-2027 uno strumento più flessibile e meno punitivo per chi sta cercando di regolarizzare la propria posizione ISA, confermando la volontà politica di puntare sulla cooperazione tra Fisco e contribuente piuttosto che sullo scontro frontale.
da Quotidiano Più – Lefebvre Giuffrè